“Ciò che di valido può trasmetterti un maestro, non è mai veicolato dalle parole, ma passa attraverso un linguaggio più semplice e più complesso allo stesso tempo: il linguaggio dell’anima. Non potrebbe essere altrimenti poiché non esistono dicotomie tra un’artista e la sua arte; un’artista è la sua arte, poiché l’arte è la concretizzazione dell’animo umano.”

 

"A più di dieci anni dalla realizzazione della prima bozza di questo racconto, scritto di getto nel mio periodo di massima “lunarità”, mi trovo a pubblicarlo su consiglio di quei pochi amici che hanno avuto la premura di leggerlo e che l’hanno apprezzato e lodato oltre ogni mia aspettativa, lasciandomi stupito e sorpreso.

Questo racconto biografico è nato spontaneamente e improvvisamente: non è stato premeditato; è stato piuttosto un vero e proprio parto della mia anima (luna), scritto in un linguaggio personalissimo, che mai e poi mai avrei creduto potesse essere compreso e apprezzato da altri.

Ve lo presento così come lo scribacchiai allora, senza alcuna modifica, se non qualche minima correzione. Se avessi dovuto rimetterci le mani adesso, lo avrei probabilmente riscritto di sana pianta e ne avrei tradito l’idea originale. Sarebbe dunque stata una violenza nei confronti di qualcosa che è venuto alla luce con una sua propria natura e che è tuttora rappresentativo di uno particolare periodo della mia vita.

I contenuti di quest’opera si rifanno ai miei primi anni di esperienza, quando, ragazzino, ero in cerca di conoscenza, e sono quindi caratterizzati da tutti i pregi, i difetti e le ingenuità tipicamente pre-adolescenziali."

 

Adriano Cosi

 

 

 

Chi era Li Wang? Vi sono personaggi, reali od immaginari che siano, che rappresentano delle pietre di paragone a rivelare la natura aurea di chi la possiede. Con essi, dialoghiamo per sempre, ed il sussurro interiore della loro parola è l’unico vero dialogo che abbiamo con un “prossimo”, che nonostante ogni volontà ed ogni sforzo è comunque alieno e lontano. Come un “Koan”, la parola di Li Wang è il rimbalzo di una pietra piana sull’acqua. Qualche cerchio, e l’acqua si placa e ritorna apparentemente immota. Ma qualcosa è successo, niente sarà mai come prima. La vita insegna, ma non insegna niente se un Li Wang non canta ed incanta. La verità di Li Wang è amara come il fiele e dolce come un favo, gioiosa e malinconica come i pochi attimi di coscienza reale che a volte abbiamo, ha l’incanto di tutto ciò che è vero e falso ed assieme come l’assoluto. Leggere la storia sottile di Li Wang e del suo discepolo è come infilare con grazia e concentrazione una collana di perle. La più grande al centro, e le altre gradienti a scemare di grandezza. Ma la percezione delle forme alla fine si altera ed ogni perla ha la stessa grandezza ed è sempre al centro, perché la verità che l’umanità può percepire è solo un frammento di uno specchio infinito, che può riflettere solo una parziale visione di noi stessi, come parte infinitesimale di un universo senza forma e senza fine. IL Kung Fu, come ogni altra attività metafisica, ha un aspetto fisico di arte marziale destinata alla difesa. Non vi è teodicea che possa risolvere uno degli interrogativi fondamentali d’ogni filosofia e d’ogni teologia, l’origine, la presenza e l’ineluttabilità del male. Ma vi è sempre qualcosa che vale la pena di difendere, il male va combattuto con la stessa forza con quale combatte e strazia, senza odio e senza violenza. Gli aforismi lievi e pregnanti di Li Wang hanno in sé valenza, affinità, analogia con ogni manifestazione fisica e metafisica. Possono essere usati per apprendere le arti marziali e venusiane del Kung Fu, per volare liberi su tutti i piani dell’essere o per preparare perfettamente il caffè del mattino. Perché non vi è dicotomia o separazione possibile fra ciò che è corpo, anima e spirito, che sono un’unità assoluta che può, raramente, trasmettersi nell’eternità. Un libro deve avere un suo fine, una sua giustificazione e questo ne ha certamente la migliore, perché indica, a chi ne ha il desiderio, un cammino già percorso che altri, se sarà il loro fato, possono percorrere. Li Wang ed il suo anonimo discepolo non esprimono soltanto l’inutilità dialettica di ciò che sanno, ma la verità di ciò che hanno vissuto, amato e sofferto.

V.V.

 

 

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